Portfolio lavori: quando il curriculum non basta più

Portfolio lavori: quando il curriculum non basta più

A volte un semplice curriculum non basta per rappresentarti al meglio. Oltre al CV, potresti allegare una lettera di presentazione in cui racconti chi sei e le motivazioni che ti spingono a candidarti per una determinata posizione.

Se non hai ancora ben chiaro come scriverla, ti consigliamo di leggere prima il nostro articolo a riguardo: “Come scrivere una lettera di presentazione per un lavoro” (ci sarà link).

Un’altra opzione molto valida è allegare anche un portfolio, cioè uno strumento da integrare al tuo curriculum per mettere in risalto i lavori realizzati. Cerca di curarlo al massimo: potrebbe essere la tua carta vincente di fronte ai selezionatori.

In questo articolo, vedremo nello specifico l’utilità del portfolio lavori e qualche consiglio per strutturarlo al meglio. Buona lettura!

Cos’è e a cosa serve un portfolio lavori

Di norma, per portfolio si intende una raccolta dei propri lavori (foto, video, disegni, bozze). Si tratta di uno strumento fondamentale per alcune tipologie di professioni, come per esempio quelle creative, per valorizzare le proprie capacità.

Il principale utilizzo di questo strumento è infatti nei settori creativi (moda, fotografia, grafica, giornalismo, ecc.), ma viene spesso utilizzato anche in altri ambiti, come architettura o ingegneria.

Il formato può essere digitale o cartaceo. Ti consigliamo di averli pronti entrambi per prepararti al meglio a qualsiasi evenienza e di stampare i tuoi lavori su una carta di buona qualità.

Quando e perché allegarlo al curriculum

L’utilità del portfolio può essere riassunta in tre fattori principali:

  1. Dimostra le tue abilità. Metti in risalto le abilità consolidate nei tuoi lavori precedenti: faranno da garante e consolideranno le skill descritte nel CV.
  2. Distinguiti. Molti degli altri candidati invieranno un portfolio: assicurati che il tuo non presenti errori e sia d’impatto, così i selezionatori se ne ricorderanno.
  3. Consolida la tua immagine. Accertati che il tuo portfolio sia ben curato e riprenda le esperienze descritte nel tuo curriculum, così i recruiter potranno valutare anche la tua crescita professionale.

Come deve essere un portfolio a prova di recruiter

Anche l’occhio vuole la sua parte e, nel caso del portfolio, la cura dell’aspetto grafico è importantissima.

Un selezionatore sarà più propenso a considerare elaborati graficamente ben impostati, rispetto a progetti disomogenei. Ricorda: il portfolio è la tua vetrina, quindi assicurati di presentarti al meglio!

Vediamo ora quali sono i principali aspetti da considerare nella realizzazione di un portfolio:

  1. Copertina. La copertina è un elemento molto importante: deve saper coinvolgere e stimolare la lettura da parte dei selezionatori. Se mal impostata, potrebbe far scartare i tuoi lavori.
  2. Progetti. La scelta dei progetti da presentare va studiata con cura. Le modalità di organizzazione dei progetti possono essere molteplici: in base alle tematiche della filosofia aziendale, al tuo percorso di studi e crescita professionale, ecc. Scegli quindi i progetti più rappresentativi seguendo una coerenza logica per creare omogeneità.
  3. Presentati. Inserisci una breve presentazione di te a livello professionale. Racconta il tuo metodo di lavoro e le tue ambizioni per il futuro. In questo modo, i tuoi progetti saranno inseriti in un contesto poliedrico.

Ricorda che il portfolio è uno strumento particolarmente importante nella ricerca di un lavoro e la sua struttura è soggettiva. Prepara anche più di una presentazione a seconda delle posizioni per cui ti candidi. Non esiste un portfolio giusto o sbagliato, quindi segui i nostri consigli e crea il tuo!

Su NETtoWORK avrai la possibilità di creare un portfolio in maniera semplice e veloce. Ti basterà solo compilare i campi richiesti inserendo le tue esperienze, il tuo percorso di studi, le tue competenze informatiche e linguistiche (potrai inserire anche le certificazioni ottenute, come l’ECDL).

Inoltre, avrai la possibilità di certificare le competenze attraverso i test NETtoWORK e scoprire la tua personalità nel mondo del lavoro eseguendo il test JTI.

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Addetto alle risorse umane: di cosa si occupa e come diventarlo

Addetto alle risorse umane: di cosa si occupa e come diventarlo

L’addetto alle risorse umane è una figura che racchiude diversi ruoli e mansioni all’interno di un’azienda.
Ecco perché, per ricoprire questa posizione, bisogna avere anni di esperienza e una formazione mirata per migliorare le competenze chiave che rappresentano il fulcro di questo lavoro.

Chi è e cosa fa l’addetto alla gestione delle risorse umane 

L’addetto alle risorse umane ha un ruolo significativo all’interno dell’azienda e, nello specifico, si occupa di:

  • selezionare il personale da inserire nell’organico;
  • ideare strumenti di valutazione e motivazione del gruppo per far raggiungere obiettivi di crescita e miglioramento personale;
  • monitorare l’andamento dei dipendenti per verificare che gli obiettivi strategici aziendali siano sempre rispettati;
  • mantenere un buon clima all’interno del team, prevenendo eventuali situazioni critiche;
  • condurre colloqui singoli e di gruppo per rimanere sempre allineati con l’andamento del lavoro, i traguardi e gli obiettivi professionali dei dipendenti.

Questi sono solo alcuni degli aspetti che un impiegato delle risorse umane deve monitorare giornalmente.

L’esperto non dovrà solo organizzare e gestire il personale, ma anche avere una formazione aziendale che riguardi il funzionamento, gli obiettivi di crescita e gli orientamenti strategici dell’impresa, in modo da comunicare ai dipendenti un piano lavorativo chiaro e lineare.

Cosa vuol dire oggi lavorare nelle risorse umane

Vediamo ora quali sono i requisiti base richiesti da un’azienda per lavorare nelle risorse umane:

  • aver conseguito una laurea (triennale o magistrale) in discipline umanistiche, sociologiche, giuridiche o economiche;
  • conoscere, oltre alla propria lingua madre, almeno una seconda lingua (se vuoi entrare in una multinazionale, spesso è richiesta la conoscenza dell’inglese);
  • aver seguito un Master o un corso in Management delle Risorse Umane (titolo richiesto esplicitamente in alcune aziende).

Chi lavora nell’ufficio delle risorse umane possiede un’impronta più umanistica, ma negli ultimi anni il ruolo dell’HR è diventato sempre più polivalente.

Ecco perché possedere una formazione tecnica/scientifica non implica in automatico l’esclusione in fase di selezione, ma può invece fungere da motivazione per l’inserimento del candidato in un ruolo particolare.

Quali sono le soft skills di un addetto alle risorse umane?

Gli addetti alle risorse umane devono spiccare per un’ottima preparazione tecnica di gestione e selezione del personale.

Di seguito, abbiamo individuato 6 skill indispensabili per diventare HR.

  1. Problem solving: saper risolvere situazioni critiche in breve tempo è indispensabile per mantenere un clima sereno tra i collaboratori.
  2. Capacità di lavoro in team: comprensione, ascolto e collaborazione sono gli ingredienti essenziali per mantenere buoni rapporti all’interno del gruppo.
  3. Capacità di ottimizzazione del lavoro: visti i numerosi impegni e le attività svolte, l’organizzazione è un elemento imprescindibile.
  4. Capacità di contrattazione: fondamentale per risolvere le divergenze che si possono presentare tra il personale.
  5. Saper ricoprire diversi ruoli: in altre parole, essere multitasking svolgendo mansioni che rivestono numerose funzioni all’interno dell’azienda;
  6. Saper lavorare in modo creativo: gestire le situazioni lavorative più disparate non solo affidandosi alle basi teoriche, ma cercando di trovare anche soluzioni alternative.

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