Riorganizzazione aziendale: come funziona, quando farla e vantaggi

Riorganizzazione aziendale: come funziona, quando farla e vantaggi

La riorganizzazione aziendale (in inglese change management) è quella particolare fase della gestione del cambiamento all’interno dell’azienda. Questo processo può essere percepito o come un ostacolo o come un’opportunità stimolante per la crescita: secondo l’Osservatorio di Assochange la maggior parte delle aziende considera il cambiamento una priorità, riconoscendone in alcuni casi l’importanza e l’inevitabilità. Ma sono poche quelle che riescono davvero a farlo bene: in base all’ultimo report dell’associazione, solo il 23% delle imprese si sono ritenute soddisfatte. Per questo motivo è importante rispondere ad alcune domande cardine: cosa si intende con riorganizzazione? Quando farla? E quali sono i vantaggi per azienda e dipendenti?

Cosa si intende per riorganizzazione aziendale?

Il processo di change management è complesso e multisfacettato: influenza ogni aspetto ed elemento dell’organizzazione aziendale e il suo successo dipende in larga misura dalla capacità di superare la resistenza al cambiamento delle persone coinvolte a tutti i livelli. Tocca diversi aspetti dell’azienda, tra cui:

  • Personale (People)
  • Processi (Process)
  • Tecnologie impiegate (Platform)
  • Ambienti di lavoro (Place)

In primo luogo, ci sono le persone, che spesso tendono a essere naturalmente resistenti al cambiamento. Modificare abitudini consolidate e adottarne di nuove, più efficienti e funzionali, rappresenta una sfida non banale; per gestire questa transizione, la figura del change manager diventa essenziale, dal momento che ha il compito di supervisionare e guidare il processo di cambiamento.

Parallelamente, è necessario intervenire sui processi interni per allinearli ai nuovi progetti di cambiamento e sui metodi organizzativi e produttivi, spesso attraverso l’introduzione di nuove tecnologie. Un esempio lampante è rappresentato dagli strumenti di comunicazione a distanza che, sfruttando le potenzialità del web, hanno permesso la continuità delle attività lavorative anche durante periodi di lockdown.

Infine, in linea con queste trasformazioni, diventa fondamentale apportare modifiche agli spazi di lavoro, promuovendo lo smart working. Questo implica una revisione della strategia HR per allinearla ai nuovi bisogni dei dipendenti, che richiedono una maggiore flessibilità organizzativa.

 

Come e in quali casi riorganizzare un’azienda

Spesso guidata dalla necessità di rispondere a cambiamenti sia interni che esterni, una riorganizzazione può essere opportuna in diverse situazioni. Ad esempio quando un’azienda si trova di fronte a nuove sfide di mercato, come l’evoluzione delle esigenze dei clienti o l’emergere di nuove tecnologie, che richiedono un adattamento delle strategie aziendali e dei processi operativi.

Oppure in seguito a fusioni o acquisizioni, dove l’integrazione di diverse culture aziendali e sistemi richiede un approccio coordinato per garantire una transizione fluida e l’ottimizzazione delle risorse. O ancora quando si verificano cambiamenti significativi nella struttura interna dell’azienda, come la necessità di ridurre i costi o di migliorare l’efficienza operativa. Questo può comportare la ristrutturazione di dipartimenti, la revisione dei ruoli e delle responsabilità, o l’implementazione di nuovi sistemi di gestione.

In ogni caso si tratta di un percorso complesso, che richiede pianificazione, comunicazione e flessibilità. Inizialmente, è essenziale definire gli obiettivi della riorganizzazione: questo implica comprendere le ragioni alla base della necessità di cambiamento. Chiarito questo, si deve procedere con un’analisi approfondita dell’attuale struttura aziendale, valutando quali aree necessitano di cambiamenti e quali possono rimanere invariate.

Successivamente, si passa alla fase di pianificazione, dove si sviluppa un piano dettagliato in cui delineare i cambiamenti previsti, le risorse necessarie, le tempistiche e le fasi del processo. È importante che il piano sia flessibile e adattabile, poiché durante possono emergere nuove sfide e opportunità.

Altrettanto fondamentale è coinvolgere i dipendenti nel processo di riorganizzazione: ascoltare le loro idee e preoccupazioni può fornire preziosi spunti e aiutare a identificare le migliori soluzioni per le sfide che l’azienda sta affrontando. Ciò favorisce inoltre l’accettazione dei cambiamenti e aumenta la loro motivazione e impegno verso gli obiettivi aziendali.

 

Vantaggi per l’azienda e i dipendenti

Sebbene il processo in questione possa inizialmente sembrare impegnativo, la riorganizzazione può portare benefici sia all’azienda che ai suoi dipendenti. Nell’ottica aziendale, offre innanzitutto l’opportunità di allineare meglio le sue risorse e strategie con gli obiettivi di mercato e le esigenze in evoluzione. Ciò può portare a un miglioramento dell’efficienza operativa, una maggiore chiarezza nelle responsabilità e nei ruoli, e una migliore allocazione delle risorse. Inoltre, stimola l’innovazione e la crescita, aprendo la strada a nuove opportunità di business e rafforzando la posizione competitiva dell’azienda nel mercato.

Per i dipendenti, può invece rappresentare un’occasione di sviluppo professionale e personale. Spesso, con la riorganizzazione aziendale, emergono nuove posizioni e ruoli: il personale ha perciò la possibilità di assumersi maggiori responsabilità, sviluppare nuove competenze ed esplorare diverse aree di interesse all’interno dell’azienda. Questo può portare a una maggiore soddisfazione lavorativa e a un senso di rinnovato impegno verso l’azienda.

Inoltre, un change management ben gestito può migliorare comunicazione e collaborazione interna, contribuendo così a creare un ambiente di lavoro più dinamico e coeso. I dipendenti beneficieranno di una maggiore chiarezza riguardo alle aspettative e agli obiettivi, e di una cultura aziendale più aperta e reattiva ai cambiamenti.

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Onboarding aziendale: cos’è e best practice per gestirlo

Onboarding aziendale: cos’è e best practice per gestirlo

L’onboarding aziendale è un processo fondamentale per l’integrazione efficace dei nuovi dipendenti. Non si tratta solo di un semplice orientamento, ma di un percorso strutturato che mira a far sentire i neoassunti parte integrante del team, accelerando il loro tempo di apprendimento e aumentando la loro produttività. In questo articolo, vedremo insieme cos’è l’onboarding aziendale e come strutturarlo efficacemente. Infine, ti forniremo cinque best practice per accogliere al meglio i nuovi arrivati.

Cos’è l’onboarding aziendale?

Si tratta del periodo di tempo attraverso il quale i neoassunti vengono integrati in un’organizzazione. Va oltre la semplice introduzione ai compiti specifici del ruolo; include la familiarizzazione con la cultura aziendale, le aspettative, i valori e le dinamiche di team. Un buon programma di onboarding aiuta a sentirsi benvenuti e a comprendere rapidamente come contribuire efficacemente agli obiettivi aziendali.

Si articola in un processo continuo, che può durare settimane o in alcuni casi mesi. Non bisogna avere fretta: il personale appena entrato in azienda deve apprendere gradualmente e acquisire le competenze necessarie per contribuire al successo aziendale.

Un onboarding ben fatto:

  • migliora l’employee retention dei dipendenti;
  • accresce il loro impegno;
  • aumenta la soddisfazione lavorativa;
  • stimola le prestazioni aziendali;
  • crea un ambiente di lavoro positivo e stimolante;
  • incoraggia la collaborazione e l’efficienza;
  • diminuisce il tasso di turnover.

Perciò, il percorso in questione – che rientra nel più ampio quadro dell’employee experience – non deve essere sottovalutato.

 

Come strutturare un processo di onboarding

L’onboarding non si limita alla semplice consegna di un fascicolo informativo al nuovo dipendente. Piuttosto, implica un approccio più diretto e personale, accompagnandolo e guidandolo attraverso i vari reparti dell’azienda. Ciò gli permette di capire il funzionamento di ciascun settore e di fare conoscenza dei colleghi. Pertanto, è essenziale organizzare un’accoglienza su misura, che consideri le peculiarità individuali del nuovo impiegato, il ruolo che assumerà e le caratteristiche uniche dell’azienda.

Per garantire l’efficacia del processo di onboarding, è fondamentale concentrarsi su alcuni aspetti cruciali. Prima ancora che il dipendente entri effettivamente in azienda e inizi a lavorare, è necessario predisporre tutti i documenti necessari, ovvero contratti, modulo di sicurezza e informazioni di base sulla politica dell’azienda. Così si sentirà ben accolto e avrà tutti gli strumenti preliminari di cui ha bisogno.

Una volta che la risorsa inizierà a prendere confidenza con l’ambiente di lavoro, è molto importante chiarire subito le responsabilità e le aspettative legate al ruolo, delineando le prestazioni attese e gli obiettivi a medio-lungo termine, per permettere al lavoratore di muoversi con sicurezza nella sua nuova posizione.

Altro aspetto importante è l’introduzione alla cultura aziendale, che aiuta a comprendere i valori, le pratiche e le modalità di lavoro e collaborazione dell’azienda. C’è poi da tenere in considerazione l’elemento della socializzazione con i colleghi, che può essere facilitata attraverso incontri di gruppo, pranzi di benvenuto, sessioni di team building e attività informali durante le prime settimane di lavoro.

Infine, va costantemente monitorato l’andamento dell’inserimento del nuovo dipendente. Incontri periodici con il reparto delle risorse umane sono fondamentali per raccogliere feedback, identificare bisogni o problemi e apportare miglioramenti al processo di onboarding, garantendo così un adeguato supporto.

 

5 best practice per accogliere i nuovi arrivati

Dunque, come abbiamo potuto constatare in questo approfondimento, il percorso di onboarding è molto delicato. Il rischio che i collaboratori abbandonino l’azienda prematuramente è dietro l’angolo, se non riescono a comprendere il loro ruolo e ad instaurare relazioni sociali stimolanti. Per creare un inserimento e avviamento lavorativo chiaro e coinvolgente ci si può affidare ad alcune best practice, ovvero un insieme di strategie e procedure ottimali adottate dalle organizzazioni per integrare efficacemente i nuovi dipendenti. Eccone cinque tra le più consigliate.

1) Prepara una sessione di orientamento completa: dovrebbe includere una panoramica dell’azienda, della sua storia, cultura, valori e una spiegazione delle politiche aziendali. Assicurati che i nuovi lavoratori comprendano bene le responsabilità e le aspettative del loro ruolo.

2) Prepara un kit di benvenuto personalizzato, con ad esempio materiale informativo sull’azienda, articoli di cancelleria, abbigliamento brandizzato e altri piccoli gadget. Questo gesto può far sentire i nuovi dipendenti apprezzati e parte del team fin dal primo giorno.

3) Assegna un mentor o un buddy esperto, in grado di guidare i nuovi arrivati nei primi giorni, rispondere alle loro domande e aiutarli a navigare nella cultura aziendale.

4) Organizza incontri formali e informali con i membri del team e altri dipartimenti. Momenti di questo tipo possono essere pranzi di benvenuto, riunioni di team e attività di socializzazione. L’obiettivo è costruire relazioni positive e facilitare la rete di contatti interni.

5) Stabilisci feedback regolari, ovvero incontri settimanali o mensili con i supervisori dei neoassunti o con le risorse umane per discutere del loro progresso, affrontare eventuali sfide e fornire supporto continuo. Questo può aiutare a identificare e risolvere eventuali problemi, nonché a garantire che il processo di integrazione proceda senza intoppi.

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UN 2023 RECORD PER NETtoWORK!

UN 2023 RECORD PER NETtoWORK!

Gentili Clienti, Soci, Fornitori, Partners,

seguono alcuni macro-dati relativi al 2023, un altro anno caratterizzato da una forte crescita per NETtoWORK.

Il 2023 è stato economicamente segnato dai seguenti milestones:

  1. Il fatturato ha superato i 900.000 euro, con una crescita delle revenues relative ai servizi di “ricerca e selezione del personale” superiore al +54% rispetto al 2022. Questo è stato reso possibile grazie a:
  • Acquisizione di nuovi clienti con un servizio ormai presente in tutta Italia: ad oggi oltre 1.500 aziende e 300.000 candidati si avvalgono quotidianamente di NETtoWORK per incontrarsi nel mercato del lavoro;
  • Incremento di clienti fidelizzati che hanno rinnovato il proprio abbonamento NETtoWORK (abbiamo registrato un tasso di rinnovo da parte dei nostri clienti superiore al 77%);
  • Rafforzamento del canale on-line per l’acquisizione di nuovi clienti e candidati, attraverso mirate ed evolute strategie di digital marketing.
  1. Al 31 Dicembre 2023, tutti gli indicatori di redditività sono positivi: l’EBITDA ha superato quota 150.000 euro, l’attivo in stato patrimoniale la soglia del milione di euro, con un patrimonio netto superiore ai 780.000 euro e una liquidità costantemente superiore ai 300.000 euro.

Inoltre, il forte orientamento verso l’ ”innovazione sostenibile”, ci porta ad essere veri e propri pionieri nel mercato delle Risorse Umane: stiamo infatti rilasciando sul mercato nuovi strumenti, volti ad ottimizzare la mobilità di Risorse Umane fra Aziende. La sotto-sezione dedicata sulla piattaforma (“Mobility Pays”) rappresenta un asset aziendale ad altissimo valore nel medio/lungo periodo.

Il 2023 è stato un anno di crescita esponenziale per NETtoWORK, i dati macro-economici sopra riportati non lasciano spazio a dubbi. Guardiamo a questo 2024 con grande ottimismo, consapevoli che, grazie al lavoro quotidiano del nostro Team, potremo raggiungere risultati ancor più importanti, con il fine di soddisfare quotidianamente sempre più candidati ed aziende nei processi di ricerca e selezione del personale” dichiara il nostro Amministratore Delegato, Manuel Bregolin.