Le aziende si finanziano sempre di più con il crowdfunding

Il crowdfunding cresce anche in Italia. Lo rivela il «3° Report italiano sul crowdinvesting» del Politecnico di Milano che ha analizzato il settore e in particolare quella branca del crowdfunding dedicata alla raccolta di capitale a fine di investimento in quote di azienda (equity crowdfunding).

Crowdfunding: cos’è?

Il crowdfunding è un fenomeno nato in Australia e negli Stati Uniti, attraverso il quale il promotore di un’iniziativa a carattere economico, sociale, culturale o benefico richiede al pubblico indistinto (crowd), tramite un sito internet (il portale o piattaforma), somme di denaro, anche di modesta entità, per sostenere il progetto esposto (funding).

Esistono varie forme di crowdfunding (donation based, reward based, lending based, equity based). Quest’ultimo, l’equity crowdfunding, è il modello più utilizzato ed è stato regolamentato in Italia nel 2012 dalla Consob in seguito al Decreto Legge n. 179/2012.

Il Boom italiano

Il crowdfunding è uno strumento recente che permette alle singole aziende di arrivare a finanziarsi senza ricorrere al canale bancario. Le somme affluite con questo sistema a PMI e Startup ammontano già a 33,3 milioni di euro, di cui 20 milioni raccolti solo nell’ultimo anno.

Questo tipo di realtà, molto diffusa all’estero, sta mostrando numeri da vero e proprio boom. Le statistiche del Politecnico mostrano un mercato in forte crescita, sia da un punto di vista quantitativo, sia qualitativo. Il trend è dovuto sia a scelte politiche favorevoli (in particolare l’estensione dell’equity crowdfunding a tutte le PMI) sia all’apertura di nuove aree di business (il real estate) sia alla progressiva maturazione del mercato, con i portali più dinamici che hanno ormai acquisito una massa critica di investitori significativa e sono in grado di portare a successo i progetti più «virali» in poche ore.

Le piattaforme di crowdfunding: regolamentazione

L’attività di gestione di portali per il crowdfunding, inquadrabile nell’ambito dei servizi di investimento, è stata ricondotta alla “ricezione e trasmissione ordini”, pertanto oltre alle banche e alle imprese di investimento autorizzate (“gestori di diritto”), è stato consentito ai sensi dell’articolo 3 della MiFID, che l’attività fosse svolta anche da altri soggetti sottoposti ad autorizzazione e alla vigilanza della Consob (“gestori autorizzati”). Il Decreto pertanto ha introdotto una disciplina speciale (nazionale) per i gestori di portali diversi dalle banche e dalle imprese di investimento, i quali devono essere iscritti nell’apposito registro tenuto dalla Consob, non possono detenere somme di denaro e strumenti finanziari di pertinenza di terzi e devono trasmettere gli ordini riguardanti la sottoscrizione e la compravendita degli strumenti finanziari esclusivamente a banche e imprese di investimento. L’iscrizione nel registro ha natura autorizzatoria, in quanto è subordinata alla sussistenza dei requisiti definiti dalla norma primaria e di quelli ulteriori, fra i quali quelli di onorabilità e professionalità, delegati alla potestà regolamentare della Consob.

Il ruolo delle piattaforme di crowdfunding è di concentrare su un portale on-line i progetti presentati dalle startup e da altre aziende e l’interesse dei potenziali investitori, facilitando in questo modo la raccolta di capitale da parte dei primi.

I nomi del crowdfunding

Secondo i dati, le piattaforme più attive rispetto al numero di campagne proposte sono state Crowdfundme, Mamacrowd e Opstart nei primi otto mesi di quest’anno. In testa alla lista delle piattaforme che hanno finalizzato e raccolto più capitale spicca Mamacrowd con più di 10 milioni di euro (10,68 milioni di euro). Seguono Crowdfundme (9,6 milioni di euro) e Opstart (con 3,7 milioni di euro), dati aggiornati al 12/08/18 dallo stesso Osservatorio di CrowdInvesting.

Il valore medio del target di raccolta per ogni emittente è di 218.368 euro, mediamente viene offerto in cambio il 13,5% del capitale. Fra le imprese emittenti continuano a prevalere le startup innovative, l’84,6% del totale, ma aumenta l’incidenza delle PMI innovative (8,4%) e compaiono per il primo anno le PMI (5,1%), con anche 4 veicoli di investimento. La grande maggioranza opera in Lombardia (seguono Lazio e Piemonte) e nel settore dell’ICT. Gli obiettivi principali per la raccolta di capitale sono investimenti nel marketing / brand (nel 59% dei casi) e nello sviluppo della piattaforma tecnologica (37%).

Il profilo dell’investitore tipico

Sempre più privati guardano a questo nuovo mondo. L’ equity crowdfunding sta diventando una forma di investimento su cui puntare una piccola parte del proprio patrimonio. In media ogni campagna riceve il sostegno di 65,9 investitori.

L’investitore tipico è maschio, vive in Lombardia e ha dai 36 ai 49 anni. Spesso è un «affezionato» che ha scelto di investire in più operazioni. L’Osservatorio ha censito 5.685 sottoscrizioni (nel 35% dei casi inferiori a 499 euro, nel 51% comprese fra 500 e 5.000 euro) effettuate da 3.250 persone fisiche e 279 persone giuridiche.

È ancora scarsa la partecipazione di investitori istituzionali di emanazione bancaria, incubatori certificati e fondazioni.

 

Anche NETtoWORK, come ben sapete, ha concluso con successo un round di Equity Crowdfunding su Opstart lo scorso gennaio, ricevendo un investimento utile a potenziare il proprio ruolo nel mondo delle piattaforme di recruiting online, con un aumento delle risorse per il web marketing e per un potenziamento in user experience e features della piattaforma, che a breve uscirà nella versione 2.0!

Iscriviti su NETtoWORK
Your Connections, Your Success!

banner-iscrizione-aziende

Iscriviti su NETtoWORK – www.nettowork.it