Generazioni diverse che convivono sullo stesso posto di lavoro.

I lavoratori delle aziende europee di oggi hanno età, esperienze e approccio al lavoro totalmente diversi tra loro. 

Avviene oggigiorno un fenomeno mai presentatosi prima nelle realtà aziendali: infatti con l’aumento dell’aspettativa di vita e l’incremento dell’età pensionabile si assiste alla presenza nelle aziende di ben 4 generazioni diverse di lavoratori, dai “Veterani” ai Millennials, che si trovano a condividere lo stesso posto di lavoro.

Questa situazione implica un mix di età che porta con sé valori, esperienze, aspettative e aspirazioni differenti, con alcuni punti di incontro difficili da percepire.

 

Le generazioni a confronto

I Millennials

Attualmente, secondo i demografi, l’universo con tutto il suo futuro, è destinato ad appartenere alla generazione dei Millennials, vale a dire il gruppo dei nati tra il 1980 e il 2000. Definiti anche Generazione Y o Echo boomers, caratterizzati da una forte familiarità con la comunicazione, con i media e con le tecnologie digitali.

Utilizzano il web in modo massiccio per comunicare, postare sui social network, svolgere ricerche, guardare video e ascoltare musica. Ma sono anche la generazione della precarietà, col più alto tasso di disoccupazione in Europa.

Spesso accusati di pigrizia, si dimostrano però i moderni stacanovisti: più di 3,8 milioni di loro lavora oltre l’orario formale e durante il weekend.

I Baby Boomers

Ancora oggi generazione dominante, ma presto costretta a cedere lo scettro ai Millennials, è la generazione dei Baby Boomers: nati tra il 1945 e il 1965, sono i figli del boom economico degli anni Sessanta, generazione delle rivoluzioni culturali, delle lotte per i diritti civili, del movimento hippie, della rivoluzione sessuale, del pacifismo, del femminismo e del rock.

A differenza dei Millennials, che sono spesso descritti come narcisisti, pigri, e poco interessati alla società che li circonda, i Baby boomers credono nel gioco di squadra, nel valore dell’esperienza e nei rapporti personali diretti. Sono orientati al lavoro e alla carriera, ambiziosi, con redditi mediamente elevati, ma anche con una grande predisposizione al risparmio.

La Generazione X

Tra queste due generazioni esiste un terzo gruppo costituito dai nati tra il 1965 e il 1979. Sono i ragazzi cresciuti con i primi computer, ma non ancora pronti per vivere a pieno la rivoluzione digitale, appartenenti alla Generazione X a causa della loro indeterminatezza.

È una generazione un po’ “indefinita”, che fa da ponte tra la sicurezza della precedente e la totale precarietà della successiva. Hanno vissuto eventi storici epocali: la caduta del muro di Berlino, la fine della guerra fredda, la diffusione dell’AIDS e l’approvazione della legge sul divorzio. Rispetto alla generazione precedente possiede un’apertura mentale maggiore verso le differenze di genere, di razza e sessuali, è indipendente, autonoma, meno disposta a piegarsi alle logiche aziendali e ama tracciare una linea netta tra vita personale e lavoro.

I Veterani e la Generazione Z

Ai due estremi opposti di questi tre gruppi troviamo da un lato i Veterani, cioè gli over 70, nati durante la Seconda Guerra Mondiale, che ancora oggi sono spesso al vertice delle aziende, in particolare quelle a conduzione familiare. Sentono la famiglia tradizionale come un valore inestimabile, così come il rispetto, la lealtà, la fedeltà, la parsimonia e l’esperienza. Nel lavoro sono disciplinati, resistenti al cambiamento, amano ricevere ordini e portare a termine un lavoro ben fatto. Ricompense e premi più apprezzati sono la sicurezza, la stabilità e la pensione.

Dall’altro lato c’è la famosa Generazione Z, o meglio i nati tra la seconda metà degli anni novanta e il 2010. Questi ultimi devono ancora affacciarsi al mondo del lavoro e per il momento sono classificati come nativi digitali, velocissimi nell’apprendere e costantemente connessi al mondo digital e dei social networks, pronti a lavorare duramente per raggiungere la loro stabilità economica.

 

La sfida per le aziende: far convivere le diverse generazioni

Attualmente il conflitto intergenerazionale nelle aziende è già attivo, certificato dalle dichiarazioni degli stessi lavoratori attraverso l’indagine “Workforce view in Europe” realizzata da Adp nel 2017.

Il risultato è eclatante: due europei su tre sperimentano conflitti intergenerazionali sul posto di lavoro, in particolare in Spagna, in Polonia e in Italia.

Secondo il il direttore Strategy & Marketing di Adp Nicola Uva: ”Mentre i più anziani soffrono il gap tecnologico con le generazioni successive, soprattutto con i Millennials, vedendoli però come persone a cui passare il testimone, i più giovani sono abituati ormai a trovare le risposte che cercano sul web, avendo uno schema mentale che li rende insofferenti agli insegnamenti: sopravvalutando la rete non vedono l’esperienza dei più maturi come un valore aggiunto.”

La sfida per le aziende è dunque quella di colmare questo gap intergenerazionale, creando un dialogo tra le diverse generazioni e favorendo gli scambi di conoscenza mediante momenti di formazione e confronto e costruendo un team di lavoro omogeneo, all’insegna della valorizzazione della diversità, dove ogni generazione sia messa nelle condizioni di esprimere al meglio se stessa, il proprio talento e i propri punti di forza.

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