Portogallo: chi crea lavoro otterrà il passaporto europeo

La strategia del Paese Lusitano per uscire dalla crisi e diventare nuovo polo dell’economia del lavoro digitale è curiosa e particolare, ma sembra vincente.

Lisbona, capitale del Portogallo, ed il paese lusitano intero, dopo essere usciti non senza difficoltà dalla recente crisi economica, puntano a diventare “la nuova Berlino”, ossia il nuovo polo dell’economia digitale e del lavoro europea.

Per far ciò la capitale del Portogallo ha lavorato molto per attirare nuovi investimenti, puntando specialmente sull’industria tecnologica e sui giovani imprenditori con buone idee.

Uno dei modi con cui l’operazione sta riuscendo è una specie di scambio: chi investe almeno 1 milione di euro, compra proprietà per 500.000 euro o crea almeno 10 posti di lavoro, ottiene cittadinanza e passaporto portoghese – e quindi europeo. Questa quindi è la scommessa del Portogallo: chi crea lavoro, soprattutto investitori extraeuropei, otterrà il passaporto europeo!

 

I protagonisti della trasformazione portoghese

Tra gli attori principali di questa trasformazione del Portogallo e della sua capitale in meta desiderata per gli investitori e le aziende di tutto il mondo c’è Graça Fonseca,  segretaria di stato per la modernizzazione le cui idee sono dietro gran parte dei recenti sforzi del Portogallo per attrarre nuovi investimenti.

Tra le persone scelte dal suo governo per trasformare Lisbona in un nuovo grande centro tecnologico europeo c’è il tedesco Simon Schäfer, che in città proverà a mettere in piedi un grande incubatore di start-up tecnologiche come i due che ha fondato e gestito per anni a Berlino.

Oltre che lavorare sull’incubatore di start-up – che occuperà un edificio di 12.000 metri quadrati nel quartiere di Beato – il compito di Schäfer è convincere le grandi aziende a spostare parte dei loro affari a Lisbona.

Soltanto nel 2018, Google, Zalando, Volkswagen e Mercedes hanno annunciato che apriranno in città centri dedicati allo sviluppo digitale. Mercedes, che ha aperto un ufficio a maggio, ha detto che considera Lisbona “la città del momento per quanto riguarda il mondo digitale”. Questo secondo Schäfer aiuta anche a creare un’economia per sostenere le  start-up che già ci sono nel paese e quelle che si sposteranno in Portogallo.

 

La strategia di Fonseca: la cittadinanza europea

Uno dei pilastri della strategia di Fonseca per attirare nuovi talenti e nuovi investimenti, è però legata a una questione molto pratica: la cittadinanza europea.

Dopo la crisi dei primi anni 2000, che lasciò il Portogallo come una delle ultime economie d’Europa, per riportare capitali nel paese fu introdotto uno speciale visto di lavoro per chi investe o crea posti di lavoro nel paese. Il visto, poi, può essere trasformato in piena cittadinanza dopo alcuni anni.

Fonseca è sicura che il numero dei visti legati alla creazione di posti di lavoro crescerà esponenzialmente nei prossimi anni.

 

Il Portogallo investe per avere un effetto domino di investitori

Ora che i primi grandi investitori sono arrivati, altri saranno attirati dalla possibilità di sviluppare le loro società in Portogallo. Per aiutare ulteriormente questo sviluppo StartUP Portugal, l’incubatore di Schäfer, offre ogni anno 400 borse di studio per giovani imprenditori con buone idee su cui lavorare.

Oltre al settore tecnologico, negli ultimi anni è cresciuto moltissimo il turismo, un settore su cui il paese punta molto. Sono inoltre aumentati gli investimenti stranieri. L’economia del Portogallo è una tra quelle che cresce di più in Europa. La disoccupazione è ai livelli più bassi da 16 anni a questa parte. Anche imprenditori portoghesi come Ricardo Rodrigues, capo della startup mycujoo che offre servizi di streaming video, dopo aver fondato la sua società a Zurigo quattro anni fa, quest’anno ha deciso di aprire un ufficio anche a Lisbona.

Sulla decisione ha influito molto il sostegno che gli hanno offerto le agenzie governative. In poche settimane gli è stato offerto uno spazio in città e le risposte agli annunci di lavoro sono state molte, e molto soddisfacenti.

Fare buona politica per far ripartire un Paese in difficoltà dunque è possibile. Basta avere le giuste idee e metterle in pratica.

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