Uno studio del Politecnico di Milano fotografa un anno di legge sul lavoro agile

È passato circa un anno dalla legge sul lavoro agile, che per la prima volta ha stabilito i criteri per cui aziende e dipendenti possono accordarsi per svolgere parte del lavoro da casa o comunque fuori dall’ufficio. A tracciare un primo bilancio dello Smart Working in Italia ci ha pensato l’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano, che ha fatto emergere un vero e proprio boom del lavoro agile nelle aziende, con numeri crescenti anche per quanto riguarda la pubblica amministrazione.

 

Cos’è lo Smart Working?

L’articolo 18 della Legge n.81/2017, che ha regolamentato il lavoro agile, fornisce una definizione improntata su flessibilità organizzativa, volontarietà delle parti e adozione di strumentazione tecnologica.

Lo Smart Working si basa dunque su quattro pilastri:

  • revisione della cultura organizzativa, passando ad una definizione di lavoro per obiettivi e non più per ore lavorative, implicando anche una modifica del rapporto tra manager e lavoratore: più fiducia e meno controllo;
  • flessibilità sia degli orari che dei luoghi di lavoro;
  • dotazione tecnologica che deve supportare e valorizzare le forme di flessibilità possibili (attraverso l’uso del cloud, dei device portatili, ecc);
  • evoluzione degli spazi fisici lavorativi.

Lo Smart Working, quindi, mette al centro dell’organizzazione la persona con lo scopo di far convergere i suoi obiettivi personali e professionali con quelli dell’azienda e aumentare la produttività, migliorando anche l’equilibrio tra la sua vita privata e quella lavorativa (Work Life Balance).

 

I dati di un anno di Smart Working

Dallo studio dell’Osservatorio Smart Working della School of Management del Politecnico di Milano si evince che oggi gli smart workers sono 480mila, in crescita del 20% in un anno e si ritengono più soddisfatti dei lavoratori tradizionali sia per l’organizzazione del lavoro (39% contro il 18%) che nelle relazioni con colleghi e superiori (40% contro il 23%).

Il 56% delle grandi aziende ha avviato progetti strutturali di lavoro agile ed un ulteriore 8% li metterà in atto quest’anno.

Più prudenti le PMI, dove ben il 38% delle aziende si dichiara del tutto disinteressato a progetti di questo tipo, al fronte di un 8% già attivo nel lavoro agile.

Per quanto riguarda la Pubblica Amministrazione, l’Osservatorio evidenza i primi passi avanti: l’8% degli enti pubblici ha avviato progetti strutturati di smart working (in crescita rispetto al 5% un anno fa). L’1% lo ha fatto in modo informale, un altro 8% prevede iniziative il prossimo anno. Ma la maggioranza ancora non si è mossa: nel 36% delle pubbliche amministrazioni lo smart working è assente ma di probabile introduzione, nel 38% incerto, il 7% non è interessato.

Nonostante i numeri inferiori nella PA, è proprio lì che si vede il maggior effetto della legge sul lavoro agile: l’82% delle grandi imprese private infatti aveva comunque previsto di intervenire in quella direzione prima della legge, mentre il 60% degli enti pubblici si è mosso verso il lavoro agile solo a seguito dell’intervento normativo.

 

L’impatto dello Smart Working sulla qualità del lavoro

Sulla base dei dati dello studio si può stimare un incremento di produttività del 15% per lavoratore, una riduzione del tasso di assenteismo pari al 20%, risparmi del 30% sui costi di gestione degli spazi fisici per quelle iniziative che portano a un ripensamento degli spazi di lavoro e un miglioramento dell’equilibrio fra lavoro e vita privata per circa l’80% dei lavoratori.

Non a caso, gli smart workers sono più contenti delle modalità con cui possono organizzare il proprio lavoro: il 39% del campione è completamente soddisfatto, contro il 18% degli altri lavoratori. Gli smart workers sono più soddisfatti anche del rapporto con i colleghi e il proprio responsabile: il 40% si dice completamente soddisfatto contro il 23% degli altri lavoratori.

 

Smart Working ed Employer Branding

Come detto lo Smart Working oggi è molto ricercato dal lavoratore per migliorare l’equilibrio tra la sua vita privata e quella lavorativa (Work Life Balance). Un fattore importante che va ad incidere molto sull’empolyer branding aziendale.

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